Pubblica Amministrazione: al via il campionato

Genova -

Con il prossimo decreto Brunetta (un bis, non richiesto né gradito) il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni assume aspetti agonistici e prospettive competitive ad oggi ignote.


E’ l’avvio del campionato del dipendente pubblico: la graduatoria finale prevede tre fasce suddivise in base al merito individuale (art.19). La prima, la serie A, riguarderà il 25% dei dipendenti i quali accederanno al salario accessorio nella sua interezza; la seconda il 50% con accessorio ridotto e la terza il restante (al palo) 25% senza alcuna copertura accessoria. I militanti in serie A potranno ambire allo scudetto ma non più del 5% del personale potrà fregiarsi del titolo (e del premio per le eccellenze, ex art.21).


Classificandosi nell’ultima fascia di merito per non meno di due anni, in caso di ripetuta violazione di non meglio precisati obblighi contrattuali, si è costretti ad abbandonare la competizione…ovvero si è licenziati (art.78).


Per permettere di meglio seguire il campionato o forse per incentivare le scommesse, importante voce del bilancio statale, vengono istituite le “giornate della trasparenza” (art.11, c.5). Una specie di “sabato fascista” in cui i dipendenti pubblici sfileranno con inquadramento marziale e daranno sfoggio della propria abilità agli ordini dei dirigenti: volteggi e carteggi senza strumenti tecnici e cancelleria, corsa alla formazione indispensabile, passaggi attraverso cerchi di fuoco ed altri comportamenti tipici in spregio ad ogni normativa di sicurezza, salto dell’ultima settimana del mese, ecc.


Al fine di evitare anche momentanee defezioni, si irrigidisce il regime previsto in caso di malattia (confermando gli arresti domiciliari). Una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia procurerà al reo, oltre al licenziamento in tronco, reclusione da uno a cinque anni, multa da 400 a 1600 euro, risarcimento del danno patrimoniale, nonché del danno all’immagine dell’amministrazione. “La medesima pena si applica al medico e a chiunque concorre alla commissione del delitto”. Inoltre il medico verrà radiato dall’albo e non solo in caso di falsità della certificazione, ma anche qualora non abbia direttamente constatato lo stato morboso pur accertato.


Le regole della competizione sono rigide ed uniformi per tutte le amministrazioni. Gli stessi dirigenti, o per meglio dire “diligenti”, dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni ed usare senza parsimonia il bastone, altrimenti la scure si abbatterà anche su di loro. Tutto l’impianto sanzionatorio (Capo IV, art. 76 e ss.) costituisce un trattamento speciale per il lavoratore pubblico, cioè in deroga ai limiti procedurali e sostanziali previsti per tutti gli altri lavoratori dipendenti. Si va dalla multa al licenziamento, passando anche attraverso la degradazione, vale a dire il demansionamento (art. 78).


Le procedure e le garanzie conquistate in tanti anni sono spazzate via insieme alla contrattazione ed al ruolo dei sindacati sul posto di lavoro.


La parola d’ordine è PERFORMANCE. L’uso dell’incentivo economico annuale agisce un po’ come il doping, stimolando un miglioramento momentaneo delle prestazioni, che secondo il sommo economista del lavoro è una questione di volontà personale più che di organizzazione complessiva. Tuttavia, poiché la riforma è incentrata sul rendimento individuale, è facile prevedere come “la squadra”, cioè l’amministrazione nel suo complesso e nelle sue articolazioni, potrà patire il clima di competizione e noi ne pagheremo ancora una volta le conseguenze.


E’ una riforma demagogica e punitiva e come tale mette tutti d’accordo:


il governo si mostra decisionista e determinato, l’opposizione vede finalmente attuate le riforme Lanzillotta/Ichino e CGIL-CISL-UIL avranno la contropartita che volevano: l’esclusiva sul fronte sindacale e non certo per difendere i nostri diritti.

 
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