LE DONNE IN LOTTA SCRIVONO LA STORIA Verso lo sciopero e corteo del 9 marzo - h18.00 Fanti d'Italia - Genova
LE DONNE IN LOTTA SCRIVONO LA STORIA
Verso lo sciopero e corteo del 9 marzo - h18.00 Fanti d'Italia - Genova
L’8 marzo, oggi più che mai, non è una ricorrenza rituale né una giornata di fiori. È una giornata di lotta delle lavoratrici, delle precarie, delle disoccupate, delle pensionate, delle migranti. È la giornata in cui denunciamo con forza un sistema economico che continua a fondarsi sullo sfruttamento del lavoro femminile, sottopagato, invisibile e precarizzato.
In Italia il tasso di occupazione femminile resta tra i più bassi d’Europa: poco sopra il 50%, con punte drammatiche nel Mezzogiorno. Il divario salariale di genere si aggira attorno al 10–15% nella retribuzione media oraria, ma diventa molto più ampio se si considera la discontinuità lavorativa, il part-time involontario (che colpisce in larga maggioranza le donne) e le carriere spezzate dalla maternità e dal lavoro di cura. Oltre il 70% del lavoro part-time è svolto da donne, e nella maggior parte dei casi non per scelta. A questo si aggiunge il carico sproporzionato del lavoro domestico e di cura non retribuito, che in Italia grava ancora prevalentemente sulle donne per oltre il 60% del tempo complessivo dedicato alla famiglia.
Mentre i salari perdono potere d’acquisto e i servizi pubblici vengono smantellati, l’Europa sceglie la strada dell’economia di guerra. La corsa al riarmo, sostenuta dalla Commissione Europea e dai governi nazionali, drena risorse pubbliche che dovrebbero essere destinate a sanità, istruzione, trasporti e servizi sociali.
L’Italia, sotto il governo di Giorgia Meloni, ha confermato l’aumento delle spese militari fino al raggiungimento dell’obiettivo del 5% del PIL richiesto dalla NATO. Ogni miliardo in più destinato agli armamenti è un miliardo sottratto agli asili nido pubblici, ai consultori, ai centri antiviolenza, alla scuola e alla sanità territoriale. È un miliardo sottratto all’autonomia delle donne.
Quando si taglia il welfare, il lavoro di cura non scompare: viene semplicemente scaricato sulle famiglie, e dentro le famiglie sulle donne. Sono le donne a supplire alle carenze della sanità pubblica, dell’assistenza agli anziani, dei servizi per l’infanzia. Questo significa meno lavoro retribuito, più precarietà, più dipendenza economica.
Ma non accettiamo la narrazione secondo cui esisterebbe un fronte “progressista” realmente alternativo. Il centro-sinistra che oggi si proclama difensore dei diritti delle donne è lo stesso che ha sostenuto politiche di austerità, privatizzazioni e missioni militari all’estero. È lo stesso che ha accettato i vincoli europei che comprimono la spesa sociale e aprono la strada al riarmo.
Non c’è emancipazione possibile dentro un modello economico che mette il profitto e la spesa militare prima dei diritti sociali. Lo vediamo anche rispetto il contesto internazionale dove oggi c'è chi ritiene positiva (direttamente o indirettamente) l'ennesima aggressione imperialista ordita da USA e dallo stato sionista d'Israele ai danni della popolazione iraniana, che ha visto morire in un solo attacco aereo 148 bambine di una scuola femminile.
Siamo convinte che qualsiasi processo di emancipazione non abbia interessi comuni con l'imperialismo occidentale, le cui ingerenze stanno esponendo le donne iraniane a scenari di guerra sempre più ampi, che non possono che coincidere con un peggioramento delle condizioni di vita delle donne in Iran, così come in Palestina e in tutto il mondo.
La lotta delle donne è inseparabile dalla lotta contro la guerra e contro un modello economico che produce disuguaglianza.
Per questo il 9 marzo sciopereremo e saremo in corteo, tutte insieme per ribadire che l'unica alternativa è organizzarci come lavoratrici, donne e libere soggettività e rivendicare pace, salario e diritti.
Unione Sindacale di Base- Federazione Liguria
WOMEN IN STRUGGLE WRITE HISTORY
Towards the strike and march of March 9 – 6:00 PM – Fanti d’Italia – Genoa
March 8, today more than ever, is not a ritual celebration nor a day of flowers. It is a day of struggle
for workers, precarious workers, the unemployed, pensioners, and migrant women. It is the day
when we firmly denounce an economic system that continues to be based on the exploitation of
women’s labor—underpaid, invisible, and precarious.
In Italy, the female employment rate remains among the lowest in Europe: just above 50%, with
dramatic peaks in the South. The gender pay gap is around 10–15% in average hourly wages, but it
becomes much wider when considering discontinuous employment, involuntary part-time work
(which overwhelmingly affects women), and careers interrupted by motherhood and care work.
More than 70% of part-time work is carried out by women, and in most cases not by choice. To this
must be added the disproportionate burden of unpaid domestic and care work, which in Italy still
falls primarily on women, accounting for more than 60% of the total time devoted to family
responsibilities.
While wages lose purchasing power and public services are dismantled, Europe is choosing the path
of a war economy. The race to rearm, supported by the European Commission and national
governments, drains public resources that should instead be allocated to healthcare, education,
transport, and social services.
Italy, under the government of Giorgia Meloni, has confirmed the increase in military spending until
reaching the NATO target of 5% of GDP. Every additional billion allocated to armaments is a billion
taken away from public nurseries, family counseling centers, anti-violence centers, schools, and local
healthcare services. It is a billion taken away from women’s autonomy.
When welfare is cut, care work does not disappear: it is simply shifted onto families, and within
families onto women. Women are the ones who compensate for the shortcomings of public
healthcare, elderly care, and childcare services. This means less paid work, more precariousness,
and greater economic dependence.
But we do not accept the narrative that there exists a truly alternative “progressive” front. The
center-left that today claims to defend women’s rights is the same one that supported austerity
policies, privatizations, and military missions abroad. It is the same one that accepted European
constraints that compress social spending and pave the way for rearmament.
There can be no real emancipation within an economic model that places profit and military
spending before social rights. We also see this in the international context, where today some
consider positive (directly or indirectly) yet another imperialist aggression orchestrated by the
United States and the Zionist state of Israel against the Iranian population, which in a single
airstrike saw the death of 148 girls from a girls’ school.
We believe that any process of emancipation has no common interests with Western imperialism,
whose interference is exposing Iranian women to increasingly wider war scenarios, which can only
coincide with a worsening of women’s living conditions in Iran, as well as in Palestine and
throughout the world.
The struggle of women is inseparable from the struggle against war and against an economic model
that produces inequality.
For this reason, on March 9 we will strike and march together, all of us, to reaffirm that the only
alternative is to organize ourselves as workers, women, and free subjectivities, and to demand
peace, wages, and rights.
Unione Sindacale di Base – Federazione Regionale Liguria