LA TRAGEDIA CHE SI FONDE CON L’IPOCRISIA
LA TRAGEDIA CHE SI FONDE CON L’IPOCRISIA
Sembra quasi un film dal copione già scritto, dove il finale è tragico per sua stessa natura. Un’immagine cruda, intrisa di dolore e disperazione: un corpo senza vita, quello di un quattordicenne, che diventa simbolo di tutti i pompieri, quelli intervenuti e quelli che, con il cuore spezzato, hanno dovuto affrontare questa tragedia. Una sconfitta collettiva, innanzitutto per i familiari.
C'è, però, un dato sacrosanto che resta intatto: il sistema sta implodendo su se stesso. La cosa più grave è che tutti sapevano, ma speravano che Santa Barbara, con il suo velo pietoso, potesse nascondere la verità. Alla fine, è questo sistema fallimentare a bussare alla porta dei disgraziati, mettendo il cerino più corto in mano a chi opera nel soccorso, anziché a chi ha la responsabilità di garantire un soccorso che funziona a singhiozzo.
Avevamo sollevato la questione durante un convegno l’11 aprile dell’anno scorso, dove USB ha avuto il coraggio di affrontare un tema che oggi viene urlato da chi, fino a poco tempo fa, si nascondeva dietro ingiurie e falsità, denigrando la nostra azione. “I panni sporchi si lavano in casa propria”, dicevano, eppure i nostri panni sono quelli di tutta la popolazione.
Avevamo invitato il capo dipartimento, il capo del corpo e tutte le organizzazioni sindacali, ma non si è presentato nessuno. Invece, si sono allontanati e hanno criticato il nostro incontro, nonostante al nostro fianco fossero presenti il comitato delle vittime di Morandi e quello di Andrea. Insieme, abbiamo costruito un documentario che racconta le reali condizioni del soccorso.
Sul banco degli imputati, dovrebbero esserci il Ministro dell'Interno e tutto il suo staff, dal capo dipartimento al capo del corpo. Oggi dichiarano che il sistema non funziona e domani saranno a fare la loro passerella con le organizzazioni sindacali complici, ma sono loro che operano per ridurre il personale da decenni, il che significa meno squadre di soccorso, meno addestramento, meno sicurezza per lavoratori e popolazione.
USB è qui per chiedere giustizia, cioè per un soccorso davvero efficiente ed efficace, e per una norma che ancora non esiste, che protegga chi lavora sulle strade, chi si trova imputato per una vita spezzata, mentre dà il massimo con mezzi insufficienti.
Sapete che il soccorso in mare dei Vigili del Fuoco a Genova – primo porto d’Italia – è attivo solo a giorni alterni? Sapete che nell’ultimo incidente mortale sul lavoro presso l’aeroporto di Genova è dovuta intervenire la squadra di sommozzatori da Torino?
E allora, mentre aspettiamo la passerella di chi 10 mesi fa doveva essere presente, diciamo alle organizzazioni sindacali che noi ci siamo per uno stato di agitazione unitario, ma a condizione che ponga quali obiettivi:
- una copertura economica per le problematiche legali dei vigili del fuoco
- un programma di massicce assunzioni.
A condizione che nelle stanze chiuse con i vertici non ci sia alcun confronto. L’unico confronto lo faremo nelle piazze, pubblicamente, perché il soccorso oggi è a rischio.
Abbiamo l’occasione di un rinnovo di contratto, scriviamo la parte normativa che possa tutelare le lavoratrici e i lavoratori in questo triste capitolo.
Coordinamento nazionale USB VVF