LA CARENZA DI PERSONALE NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI GENOVA METTE A RISCHIO CITTADINI E LAVORATORI

Genova -

LA CARENZA DI PERSONALE NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI GENOVA METTE A RISCHIO CITTADINI E LAVORATORI

 

Il 28 gennaio scorso la RSU ha incontrato l’Amm.ne della Città Metropolitana di Genova per discutere sull’informativa in merito al piano dei fabbisogni di personale 2026/2028.

 

Se negli anni passati la Città Metropolitana era riuscita ad assumere circa 130 lavoratori e lavoratrici nelle diverse categorie, nel prossimo triennio (2026/2028) si faranno sentire i tagli ai trasferimenti del governo che l’USB ha più volte denunciato.

 

Per l’Amm.ne le norme attuali non consentono di avere “una programmazione certa rispetto alle sostituzioni che si prospetteranno in corso d’anno ed in particolare rispetto agli stanziamenti da destinare alle assunzioni derivanti dalle cessazioni.”

 

Pertanto, l’attuazione del Piano presentato, che si basa sui pensionamenti certi alla data del 1° gennaio 2026, dovrà essere periodicamente aggiornata in base ai pensionamenti reali.

 

L’Amm.ne (Direttore Risorse) ha chiarito però che, per via di una “congiuntura favorevole”, le entrate tributarie a parità di aliquota hanno compensato in parte il taglio ai trasferimenti. Ma, come recita il Piano “Per il 2026, a fronte di una razionalizzazione della spesa di parte corrente e dell'incidenza significativa che i rinnovi contrattuali hanno sulla spesa di personale, la programmazione del fabbisogno di personale di Città metropolitana di Genova dovrà avere l'obiettivo di impegnare le risorse finanziarie per assumere personale cercando di garantire il turn over nei limiti degli stanziamenti di bilancio.

 

Quindi, il difficile equilibrio comune a tutti gli Enti Locali (e non sempre è un equilibrio) tra la copertura delle spese di funzionamento e dei servizi essenziali da una parte e l’assunzione di personale dall’altra, nel caso della Città Metropolitana di Genova, può permettere ad oggi solo la copertura del tun over futuro. Niente di più.

 

Ma il l’USB continua a sostenere che le spese militari dei governi europei, non ultimo quello italiano (la cui produzione di armi contribuisce al genocidio del popolo palestinese), non promette un futuro roseo.


Anche se il bilancio dell’Ente è stato presentato come “una conferma e un rafforzamento dell’Ente nelle missioni fondamentali, con risorse dedicate alla manutenzione e sicurezza delle strade, alla tutela ambientale, allo sviluppo economico e al patrimonio scolastico”, le lavoratrici ed i lavoratori non sono dello stesso parere.

 

Non a caso è stato rilevato (con sorpresa) dall’Amm.ne stessa che molti giovani non accettano incarichi di elevata qualificazione. La spiegazione risiede nelle tante responsabilità e nei pochi strumenti. È elevato il rischio di rispondere penalmente di fronte a circostanze che non possono affrontare adeguatamente.

 

Nel Piano infatti è prevista l’assunzione di soli 6 operai tra il 2026 e il 2028, che nonostante il rafforzamento dell’organico negli anni precedenti, non compensa la criticità legate alla carenza di personale. Questi lavoratori, che sopportano carichi di lavoro in costante aumento, sono consapevoli che la sola copertura del turn over porterà all’impossibilità di garantire un aspetto fondamentale del servizio: la sicurezza sul lavoro degli operai stessi e la sicurezza delle reti stradali della Città Metropolitana.

 

Siamo di fronte ad una carenza di operai e di molte altre figure professionali che diventerà strutturale.

 

Le scelte del governo sono inqualificabili, ma la narrazione non può nascondere la realtà.

 

Di fronte agli Enti Locali in affanno e al combinato disposto tra risorse insufficienti per garantire i servizi e la mancanza di personale, quanti Niscemi ancora dobbiamo vedere prima che gli interessi di riarmo e di riconversione militare delle infrastrutture industriali ancora rimaste sul nostro territorio scompaiano dall’agenda politica del governo, a favore degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, dei servizi pubblici, delle classi popolari, dell’ambiente e della sicurezza?

 

 

L’USB – PI c’è e lancia un appello a tutte le lavoratrici e i lavoratori perché si uniscano contro le logiche e l'economia di guerra e contro lo smantellamento dei servi pubblici.

 

Il primo appuntamento dopo i grandi scioperi dell'autunno, è Venerdì 6 Febbraio alle 18.30 al Varco San Benigno a Genova, in appoggio ai portuali in sciopero.

 

5 febbraio 2026 - USB PI Funzioni Locali - Città Metropolitana di Genova

 

 

 

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