BLACKOUT TOTALE A QUARTO. NESSUNO SI È FATTO MALE MA LA CATENA DECISIONALE È ANDATA ESATTAMENTE VA COME NON DOVEVA ANDARE

Genova -

 

 

BLACKOUT TOTALE A QUARTO. NESSUNO SI È FATTO MALE MA LA CATENA DECISIONALE È ANDATA ESATTAMENTE VA COME NON DOVEVA ANDARE

Lunedì 13 aprile 2026 verso le 16.30, in tutti gli Uffici di Quarto si è verificato un blackout totale di corrente. Improvvisamente si sono spenti simultaneamente tutti i computer, tutte le fotocopiatrici, tutte le luci, gli ascensori. Al tentativo di riaccendere i neon, si sentivano forti e preoccupanti ronzii. Solo le luci di emergenza sono rimaste accese.

Con il passare dei minuti, quello che a prima vista poteva sembrare un blackout temporaneo si è rivelato essere un guasto di dimensioni ben più grandi.

Le prime voci, per quanto non verificate e non verificabili in così poco tempo, riferivano di un “sovraccarico dell’impianto elettrico”. Non esattamente uno scherzo, dato che costituisce un pericolo di incendio.

Poiché il principio di precauzione non è un’opinione, alcuni preposti (leggasi P.O.) hanno invitato i/le dipendenti ancora in ufficio a lasciare il luogo di lavoro.

Oltretutto erano presenti lavoratrici di una ditta esterna che non avevano nessuna indicazione.

L’RLS presente in quel momento si è assicurato che il Datore di Lavoro venisse avvertito, informando anche l’Amm.ne di P.le Mazzini.

Ricordiamo che i Direttori, rappresentano i Datori di Lavoro, e rispondono penalmente in caso di infortuni sul lavoro.

In quel momento erano fuori servizio anche le timbratrici.

Il giorno successivo, 17 aprile, i/le dipendenti che si sono recati in ufficio hanno trovato un edificio ancora in blackout completo, senza aver ricevuto alcuna informazione.

Nessuno in grado di fornire una spiegazione all’ingresso.

Nessuno che si ponesse il problema dell’agibilità di un edificio senza corrente.

Solo una e.mail dell’Ufficio Manutenzione Immobili ha comunicato che c’è stato un tentativo di furto che ha danneggiato i cavi di distribuzione dell'energia elettrica dell’edificio e che il danno è in via di riparazione.

Una seconda email ha rassicurato sulla risoluzione dei problemi, salvo la verifica dell'allarme antendio! Non esattamente un dettaglio.

Quello che sembra proprio non essere avvenuto è una mobilitazione immediata da parte dei soggetti che hanno il potere di intervenire subito, oltre ad una sottovalutazione del pericolo.

Tra gli innumerevoli nodi che sono venuti al pettine, il senso di responsabilità ma anche di impotenza in cui si trova ad operare un RLS, di fronte ad una macchina decisionale su cui può agire solo fino ad un certo punto e a volte non può agire affatto. Spesso è senza strumenti e troppo spesso percepito come un fastidio da parte di chi dovrebbe garantire salute e sicurezza.

L’RLS, quando si trova ad intervenire, deve realizzare che si trova di fronte ad un potenziale pericolo (incendio? persone chiuse negli ascensori? Inagibilità di un edificio senza corrente elettrica che è quindi un luogo di lavoro non idoneo? Funziona l’antincendio?) e di conseguenza ad un potenziale rischio per la salute e la sicurezza.

Per quale motivo le stesse domande non nascono così spontanee tra i Datori di Lavoro?

Finiscono per prendere decisioni disomogenee, alcune in linea con i principi di salute e sicurezza (non consentire l' ingresso in un edificio a rischio e disporre un lavoro agile di emergenza), ma altri no.

È inaccettabile trattenere i dipendenti n un luogo di lavoro dove non è ancora verificata la funzionalità dell’antincendio e della sicurezza della linea elettrica. Dove non è ancora stata esclusa la presenza di pericoli.

La scelta giusta e anche in linea con la norma è quella di chi ha allontanato i dipendenti. Queste giornate devono essere considerate lavoro agile straordinario, legato a motivi di sicurezza.

Quello che è accaduto non deve più succedere.

Genova, 15 aprile 2026

USB PI Città Metropolitana di Genova